Proposta Vini 2026 si è svolta a Firenze alla Stazione Leopolda il 18 e 19 gennaio 2026 come un evento di settore che ha delineato un anno di consolidamento per il vino e gli spirits, prevedendo una crescita moderata, focus su sostenibilità, vini a bassa gradazione e “brown spirits” (whisky, rum), con un ritorno alla narrazione storico-culturale, mentre i giovani restano attratti da altre bevande, nonostante la ristorazione e l’hotellerie tengano.
I risultati indicano un consolidamento moderato per il vino, con un focus sugli spirits (soprattutto Vermouth e Gin) e una crescente attenzione alla sostenibilità anche nel settore beverage, mentre gli amari e i grandi rossi soffrono un calo di interesse, ma con prospettive di inversione di tendenza per i rossi. Le previsioni sottolineano il ruolo del Vermouth come ponte tra tradizione ed enologia/mixology, il bisogno di selezionare i brand di gin per territorio, e l’importanza di strategie di enoturismo e semplificazione normativa per la crescita del settore. Punti chiave emersi dall’evento e dalle previsioni:
Secondo Gianpaolo Girardi, fondatore di Proposta Vini, il mercato del vino nel 2025 ha ricalcato l’andamento del 2024 e il 2026 si preannuncia in moderata crescita.

Lo Champagne continua a registrare un calo delle etichette più costose, fenomeno che non invertirà la rotta nel nuovo anno. Per i vini rossi, dopo un rallentamento della contrazione dei consumi, si intravede una fase di stabilizzazione che potrebbe preludere a una ripresa, mentre resta strutturale il calo dei grandi rossi come Supertuscan e tagli bordolesi, penalizzati da prezzi elevati e gradazioni alcoliche non più in linea con i gusti attuali.
I vini naturali mantengono alta l’attenzione dei consumatori, ma con un approccio più rigoroso alla qualità gustativa: la scelta è guidata da temi di salute e sostenibilità ambientale, con preferenza per etichette prive di difetti.
Girardi sottolinea come il vino stia tornando a essere raccontato attraverso la sua dimensione storico-culturale e il legame con la cucina. Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Unesco, secondo il fondatore, potrà incentivare il consumo e valorizzare i vitigni storici e i prodotti artigianali.
Il 2026 è visto come un anno di assestamento, con una crescita moderata ma costante dei consumi.
Forte è la sensibilità verso vini naturali, etichette sostenibili e iniziative ambientali da parte dei locali. Interesse crescente si nota per vini meno alcolici, con un’apertura al mercato dei vini dealcolati (prodotti tra 5 e 7 gradi).
La ristorazione regge, ma i giovani continuano a preferire altre bevande; si cerca di attrarli con la storia e la cultura del vino.
Rum, whisky e cognac guadagnano terreno nelle carte dei locali.
In sintesi, Proposta Vini 2026 ha mostrato un settore orientato all’evoluzione, dove qualità, sostenibilità e innovazione guidano le scelte, pur con le sfide demografiche.





